Il Piano Aria Integrato Regionale 2030 dà attuazione agli articoli 9, 10 e 13 del decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 155, prevedendo le misure strutturali ed emergenziali necessarie per il raggiungimento dei valori limite e dei livelli critici nel più breve tempo possibile e per il loro mantenimento al di sotto delle soglie previste dalla Direttiva comunitaria 2008/50/CE relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa.

Gli obiettivi di qualità dell’aria sono perseguiti in via strutturale dalla Regione attraverso la riduzione al 2030, rispetto ai valori emissivi dello scenario base, delle emissioni dei seguenti inquinanti:

a) 13% delle emissioni di PM10, corrispondente a 1440 tonnellate/anno;

b) 13% delle emissioni di PM2.5, corrispondente a 1298 tonnellate/anno;

c) 12% delle emissioni di ossidi di azoto (NOx), corrispondente a 8258 tonnellate/anno;

d) 29% delle emissioni di ammoniaca (NH3), corrispondente a 13538 tonnellate/anno;

e) 6% delle emissioni di composti organici volatiti (COV), corrispondente a 5005 tonnellate/anno;

f) 13% delle emissioni di biossido di zolfo (SO2), corrispondente a 1454 tonnellate/anno.

Il Piano persegue il raggiungimento dei valori obiettivo agendo sulla riduzione delle emissioni dei precursori dell’ozono, ovvero sulle principali sorgenti di emissione, attraverso misure che non comportino costi sproporzionati rispetto agli obiettivi attesi.

Alle riduzioni emissive concorrono le misure stabilite dal Piano nonché quelle derivanti dal Piano Energetico Regionale (PER), dal Piano Regionale Integrato dei Trasporti (PRIT) e dal Complemento di programmazione regionale per lo Sviluppo Rurale (CoPSR).

IMPATTI DEL PAIR2030 SULLE ATTIVITÀ AGRICOLE

Si stima che l’agricoltura e l’allevamento siano responsabili del98% delle emissioni di NH3 (di cui 75% da reflui), del 5% del PM10, e del 41% dei COVnm (Composti Organici Volatici non metanici).

In un’ottica di riduzione di tali emissioni, sono diverse le azioni del PAIR2030 che coinvolgono direttamente le attività agricole e zootecniche:

Copertura degli stoccaggi dei reflui zootecnici non palabili

Dal 1° gennaio 2030, nelle zone della Pianura Est, Pianura Ovest e dell’Agglomerato di Bologna, le aziende agricole in esercizio alla data di approvazione del Piano, sono obbligate alla copertura degli stoccaggi dei reflui zootecnici non palabili con tecniche di riduzione delle emissioni di ammoniaca a media o alta efficienza o sostituzione con vasche con un rapporto superficie/volume inferiore o uguale a 0,2 m2/m3.

Utilizzazione agronomica dei reflui zootecnici

Per la distribuzione di liquami e del digestato non palabile su terreni con pendenza media minore del 15%, nelle zone di Pianura Ovest, Pianura Est e dell’Agglomerato di Bologna, è obbligatorio adottare sistemi di erogazione a pressione non superiore alle 2 atmosfere all’uscita del sistema di distribuzione tali da non determinare la polverizzazione del getto ovvero sistemi di distribuzione che abbiano una maggiore efficacia nel contenimento delle emissioni quali, ad esempio, quelli ad iniezione (superficiale o profonda) a bande, fertirrigazione di chiarificato.

Dal 1° ottobre al 31 marzo, nelle zone di Pianura ovest, Pianura est e dell’Agglomerato di Bologna, è obbligatorio l’interramento dei liquami e del digestato non palabile entro le 12 ore dallo spandimento, fatta eccezione per terreni con copertura vegetale in atto o con semina già effettuata.

Dal 1° ottobre al 31 marzo di ogni anno, per i Comuni dell’Agglomerato di Bologna e delle zone di Pianura est e di Pianura ovest, se le previsioni modellistiche di qualità dell’aria formulate da ARPAE il lunedì, il mercoledì e il venerdì (individuati quali giorni di controllo) indicano la probabilità di superamento del valore limite giornaliero del PM10, si applicano le misure emergenziali che prevedono la distribuzione dei materiali non palabili esclusivamente con tecniche a bassa emissione (interramento immediato dei liquami, iniezione diretta al suolo, fertirrigazione con liquami diluiti, microirrigazione a goccia, subirrigazione, spandimento a bande operato da barre orizzontali provviste di tubi rigidi terminanti con una scarpetta metallica di distribuzione a contatto con la superficie del suolo, su terreni con coltura in atto o seminata, inclusi i prati, spandimento rasoterra a bande o iniezione superficiale a solchi aperti o a solchi chiusi).

Il Piano prevede inoltre l’obbligo di incorporazione dei reflui palabili e il divieto di stoccaggio dei liquami in lagoni nei confronti delle nuove aziende agricole.

Utilizzo dei fertilizzanti

In attuazione a quanto previsto Programma Nazionale di Controllo dell’Inquinamento Atmosferico (PNCIA), il Piano prevede, a partire dal 1° gennaio 2026, nelle zone di Pianura Ovest, Pianura Est e dell’Agglomerato di Bologna, l’obbligo di incorporazione nel terreno dei fertilizzanti a base di urea, nel più breve tempo possibile e comunque entro le 24 ore successive, fatti salvi i casi di copertura vegetale in atto o semina già effettuata.

Qualora la misura sia di difficile realizzazione dal punto di vista tecnico e/o economico, è possibile adottare una o più tecniche che garantiscano, complessivamente, una riduzione delle emissioni equivalente o superiore.

Divieto di abbruciamenti dei residui vegetali

Il Piano prevede, nel periodo dal 1° ottobre al 31 marzo, nelle zone di Pianura Est, Pianura Ovest e

dell’Agglomerato di Bologna, il divieto di abbruciamento dei residui vegetali, incluse le stoppie e le paglie, anche per le superfici investite a riso. Sono sempre fatte salve deroghe a seguito di prescrizioni emesse dall’Autorità fitosanitaria e nel rispetto delle modalità indicate dall’Ente di gestione dei siti della rete Natura 2000.

In deroga a tale divieto, qualora non siano state attivate le misure emergenziali per la qualità dell’aria e non sia stato dichiarato lo stato di grave pericolosità per gli incendi boschivi, è consentito l’abbruciamento in loco dei soli residui vegetali agricoli o forestali, in piccoli cumuli, non superiori a tre metri steri per ettaro al giorno, da parte del proprietario o del detentore del terreno, nel caso in cui l’area su cui si pratica l’abbruciamento non sia raggiungibile dalla “viabilità ordinaria[1]”, nei seguenti casi:

a) per due giorni totali nei mesi di marzo e ottobre di ciascun anno;

b) per due giorni totali, nel periodo compreso dal 1° ottobre al 31 marzo di ciascun anno, nel caso in cui l’abbruciamento venga effettuato all’interno di una “zona montana o zona agricola svantaggiata[2]”;

c) esclusivamente per le superfici investite a riso e a seguito di indicazioni emesse dall’Autorità fitosanitaria nei mesi di ottobre e marzo e nel caso in cui tali superfici ricadano in una “zona montana o zona agricola svantaggiata”, nel periodo da ottobre a marzo.

Allevamenti soggetti a nuove autorizzazioni

Al fine di contenere le emissioni di ammoniaca, nelle zone della Pianura Est, Pianura Ovest e dell’Agglomerato di Bologna, l’Autorità competente, in sede di rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale (AIA) e dell’autorizzazione unica ambientale (AUA) per i nuovi allevamenti con potenzialità che supera le soglie indicate nel D.lgs. n 152/2006 per l’autorizzazione alle emissioni in atmosfera, adotta le migliori tecniche disponibili tra quelle applicabili ad ogni singola fase dell’allevamento:

  1. applicazione di tecniche nutrizionali che conseguano una riduzione dell’azoto escreto di una quota non inferiore al 10% rispetto a una dieta standard, da stimare tramite un bilancio dell’azoto calcolato con il modello BAT tool o con altri strumenti di stima similari; qualora queste tecniche risultino di difficile realizzazione dal punto di vista tecnico, sono ammesse altre misure che garantiscano complessivamente una riduzione equivalente o superiore;
  2. adozione di tipologie di stabulazione comprese tra le migliori tecniche disponibili a media o alta efficienza;
  3. copertura delle vasche di stoccaggio dei liquami con copertura fissa rigida o flessibile, o comunque l’adozione di una delle migliori tecniche disponibili per lo stoccaggio dei liquami classificabile ad alta efficienza; la copertura dei cumuli o stoccaggio in capannone dei reflui palabili o l’adozione di un’altra delle migliori tecniche disponibili classificabile a media o alta efficienza;
  4. spandimento dei reflui effettuato con incorporazione immediata, o con tecniche classificabili ad alta efficienza;
  5. stima delle emissioni di ammoniaca in ogni fase tramite un modello di calcolo quale il BAT-Tool.

Queste disposizioni si applicano anche ai casi di modifica sostanziale di allevamenti esistenti che prevedano ampliamenti e aumenti di potenzialità corrispondenti almeno alla soglia prevista per l’inclusione nel campo di applicazione dell’AIA o dell’AUA nei limiti in cui non comporti costi sproporzionati.

MISURE DI INCENTIVAZIONE DI BUONE PRATICHE AGRICOLE

Per il raggiungimento degli obiettivi di qualità dell’aria, il Piano prevede diversi indirizzi per le misure attuative della Programmazione di sviluppo rurale:

a) incentivazione di attività di informazione e consulenza alle imprese sul tema dell’alimentazione degli animali al fine di ridurre, attraverso modifiche della dieta degli animali, l’azoto escreto nonché sul tema dell’applicazione delle tecniche dell’agricoltura di precisione per l’ottimizzazione dell’uso dell’azoto per la concimazione;

b) incentivazione di attività di realizzazione di coperture di vasche di stoccaggio delle deiezioni o di vasche con un rapporto superficie libera/volume del contenitore inferiore o uguale a 0,2 m2/m3;

c) incentivazione di attività di sostituzione dei lagoni con vasche coperte o che assicurino un adeguato rapporto superficie libera/volume del contenitore inferiore o uguale a 0,2 m2/m3 ovvero messa in atto di modalità di stoccaggio delle deiezioni con tecniche alternative di media/alta efficienza rispetto alla riduzione delle emissioni di ammoniaca;

d) incentivazione di pratiche di distribuzione degli effluenti secondo le più efficienti tecniche per limitare le emissioni di inquinanti in atmosfera nonché di pratiche di fertilizzazione sostenibili;

e) incentivazione dell’applicazione delle migliori tecniche di stabulazione degli animali per consentire la riduzione delle emissioni di ammoniaca in fase di ricovero.


[1] “viabilità ordinaria”: le strade, pubbliche e private, percorribili da veicoli idonei alla raccolta dei residui vegetali;

[2] “zona montana o zona agricola svantaggiata”: quelle individuate ai sensi del Regolamento europeo sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (FEASR) vigente.