Si informa che la Legge di bilancio 2024, in deroga all’articolo 51 TUIR, stabilisce che per il periodo di imposta 2024 non concorre alla formazione del reddito di lavoro dipendente il valore dei beni ceduti e dei servizi prestati, nonché delle somme erogate o rimborsate ai medesimi lavoratori dai datori di lavoro (cd. “fringe benefits”) entro il limite di 1.000 euro o, nel caso in cui il lavoratore abbia figli a carico, entro il limite di 2.000 euro[1].

Oltre a rinnovare l’estensione del trattamento fiscale agevolato previsto per i benefit anche alle erogazioni in danaro destinate al pagamento delle utenze domestiche del servizio idrico integrato, dell’energia elettrica e del gas naturale, la Legge di Bilancio 2024 prevede la possibilità di agevolare, attraverso l’erogazione diretta o il rimborso delle somme, le spese di affitto della prima casa o gli interessi sul mutuo relativi alla prima casa, anche qualora il contratto di affitto o il mutuo sia intestato al coniuge o ad altro familiare del dipendente.

Per “prima casa” – evidenzia l’Agenzia delle Entrate- occorre rifarsi, per ragioni logiche sistematiche, alla nozione di “abitazione principale”, da intendersi l’immobile ad uso abitativo, posseduto o detenuto sulla base di un titolo idoneo (es: contratto di locazione o sublocazione) dal dipendente oppure dal coniuge oppure dai figli a carico (art. 12 TUIR), nella quale gli stessi dimorino abitualmente, purché ne sostengano effettivamente le relative spese.

Le altre condizioni richieste in sede interpretativa dall’Agenzia delle Entrate per usufruire del beneficio sono le seguenti:

  • le “spese per l’affitto” sono rappresentate dal canone risultante dal contratto di locazione regolarmente registrato e pagato nell’anno (secondo il c.d. “principio di cassa”);
  • in relazione alle spese rimborsate, non sarà possibile beneficiare di ulteriori agevolazioni per le medesime spese (es: detrazione degli interessi passivi per mutui o canoni di locazione prevista per l’abitazione principale), posto che in tal caso non possono essere considerate “effettivamente sostenute”;
  • il datore di lavoro ha l’onere di acquisire e conservare la documentazione che giustifica la somma spesa, o in alternativa può acquisire una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà che attesti, in capo al dipendente, l’esistenza dei presupposti previsti dalla normativa.
  • il sostituto d’imposta eroga il trattamento integrativo speciale dalla prima retribuzione utile, comprendendo anche le quote di trattamento integrativo riferite a mesi precedenti non ancora erogate;
  • al fine di recuperare le somme erogate, il sostituto di imposta può utilizzare l’istituto della compensazione di cui all’art. 17 del d.lgs. 241/1997, mediante i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, utilizzando il codice tributo “1702” (cfr. Risoluzione n. 51/E del 9 agosto 2023).