SUPPLEMENTO DI PENSIONE

Se dopo essere andato in pensione hai continuato a lavorare, puoi ottenere il supplementoaumentare l’importo della tua pensione

Questa domanda di supplemento ti permette di valorizzare l’importo mensile della pensione che stai percependo chiedendo che venga ricalcolata considerando i contributi versati dopo il pensionamento

QUANDO FARE DOMANDA DI SUPPLEMENTO 

Puoi farne richiesta la prima volta in un periodo compreso tra i 2 e i 5 anni dalla data del pensionamento in relazione alla tua età e al beneficio che si va a determinare nel tempo. 

Per richiedere il supplemento di pensione non è previsto un periodo minimo o massimo di lavoro dopo la pensione. 

LA VALIDITÀ DELLA DOMANDA DI SUPPLEMENTO 

L’aumento sulla pensione sarà accreditato dal mese successivo a quello di presentazione della domanda, il supplemento non prevede il pagamento di importi arretrati anche se il diritto era stato maturato prima dell’invio della domanda. 

PENSIONE DI INABILITÀ ED ASSEGNO ORDINARIO DI INVALIDITÀ: SI PUÒ TORNARE A LAVORARE?

I trattamenti pensionistici di inabilità e invalidità maturati con i contributi previdenziali (da non confondere con i trattamenti legati al riconoscimento dell’invalidità civile) hanno regole ben precise in merito alla possibilità di cumulare la pensione con i redditi da lavoro.

PENSIONE DI INABILITÀ

La pensione di inabilità è riconosciuta ai lavoratori (dipendenti, autonomi o iscritti alla Gestione Separata) per i quali viene accertata l’assoluta e permanente impossibilità di svolgere un lavoro ed è quindi incumulabile con redditi da esso derivanti. Pertanto viene concessa a condizione che ci sia stata e permanga in futuro:

· la cessazione di qualsiasi tipo di attività lavorativa;

· la cancellazione dagli elenchi anagrafici degli operai agricoli e dagli elenchi di categoria dei lavoratori autonomi;

· la cancellazione dagli albi professionali;

· la rinuncia ai trattamenti a carico dell’assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione e a ogni altro trattamento sostitutivo o integrativo della retribuzione.

ASSEGNO ORDINARIO DI INVALIDITÀ

L’Assegno ordinario di invalidità è una prestazione riconosciuta ai lavoratori (dipendenti, autonomi o iscritti alla Gestione Separata) la cui capacità lavorativa è ridotta a meno di un terzo a causa di infermità fisica o mentale. Per definizione quindi, non esclude la possibilità di continuare un’attività lavorativa ma prevede dei limiti reddituali da lavoro che, se vengono superati, comportano la riduzione dell’assegno.

I limiti reddituali derivanti da attività lavorativa e le percentuali di riduzione dell’assegno, che hanno come parametro di base l’importo del trattamento minimo delle pensioni (per il 2024 tale importo è di 598,61 euro mensili), sono i seguenti:

  • se il reddito da lavoro annuo supera 4 volte l’importo del trattamento minimo (per il 2024, 31.127,72 euro) l’assegno viene ridotto del 25 %
  • se il reddito da lavoro annuo supera 5 volte l’importo del trattamento minimo (per il 2024, 38.909,65 euro) l’assegno viene ridotto del 50 %

Per coloro che hanno un reddito che rientra tra i due limiti sopra indicati, la riduzione viene determinata proporzionalmente.

L’INPS applica un’ulteriore riduzione se il titolare dell’assegno ha meno di 40 anni di contributi ed ha un reddito superiore al limite di 38.905,65 euro.

Nel momento in cui il titolare dell’assegno ordinario di invalidità compie l’età anagrafica della pensione di vecchiaia, attualmente 67 anni, la prestazione si trasforma in pensione di vecchiaia e cessano tutte le riduzioni ed incumulabilità.

PENSIONI QUOTA 100 (102 e 103)

Si rende nota la risposta/chiarimento fornita dalla D.C. Pensioni dell’Inps, in merito al quesito posto da una sede regionale, concernente il regime di incumulabilità della pensione quota 100 con i compensi percepiti in qualità di presidente di seggio elettorale.

In riscontro al quesito concernente il regime di incumulabilità della pensione quota 100 con i compensi percepiti in qualità di presidente di seggio elettorale si chiarisce che gli onorari dei componenti degli uffici elettorali sono qualificati dall’articolo 9, comma 2, della legge 21 marzo 1990, n. 53 come rimborso spese, peraltro non assoggettabile ad Irpef.

Pertanto, gli importi in questione non sono configurabili come reddito da lavoro e conseguentemente non rilevano ai fini dell’incumulabilità con la pensione quota 100.

Per completezza espositiva si chiarisce, ancorché non richiesto, che i suddetti criteri sono applicabili anche al segretario e allo scrutatore di seggio per tutte le consultazioni elettorali.

Di conseguenza, si può concludere che tutti i componenti del seggio elettorale, Presidente, Segretario e Scrutatori, possono cumulare l’indennità percepita per lo svolgimento delle elezioni con la pensione quota 100.

La risposta fornita dalla D.C. Pensioni trova applicazione anche nei casi di P. Quota 102/103

RISCATTO PERIODI NON COPERTI

(Circolare Inps 69 del 29 maggio 2024)

Si riportano di seguito le istruzioni più dettagliate, ricevute dall’INPS, relative al riscatto dei periodi non coperti da contribuzione, disciplinato dall’art.1, commi da 126 a 130, legge 30 dicembre 2023, n. 213 (L. di Bilancio 2024).

ART. 1 commi da 126 a 130 126. In via sperimentale per il biennio 2024-2025, gli iscritti all’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti dei lavoratori dipendenti e alle forme sostitutive ed esclusive della medesima, nonché’ alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi e alla Gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 e non già titolari di pensione, hanno facoltà di riscattare, in tutto o in parte, i periodi antecedenti alla data di entrata in vigore della presente legge compresi tra l’anno del primo e quello dell’ultimo contributo comunque accreditato nelle suddette forme assicurative, non soggetti a obbligo contributivo e che non siano già coperti da contribuzione, comunque versata e accreditata, presso forme di previdenza obbligatoria, parificandoli a periodi di lavoro. Detti periodi possono essere riscattati nella misura massima di cinque anni, anche non continuativi. 127. L’eventuale successiva acquisizione di anzianità assicurativa antecedente al 1° gennaio 1996 determina l’annullamento d’ufficio del riscatto già effettuato ai sensi dei commi da 126 a 130, con conseguente restituzione dei contributi. 128. La facoltà di cui al comma 126 è esercitata a domanda dell’assicurato o dei suoi superstiti o dei suoi parenti e affini entro il secondo grado e l’onere è determinato in base ai criteri fissati dall’articolo 2, comma 5, del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 184.  129. Per i lavoratori del settore privato l’onere per il riscatto di cui al comma 126 può essere sostenuto dal datore di lavoro dell’assicurato destinando, a tal fine, i premi di produzione spettanti al lavoratore stesso. In tale caso, l’onere è deducibile dal reddito di impresa e di lavoro autonomo e, ai fini della determinazione dei redditi di lavoro dipendente, rientra nell’ipotesi di cui all’articolo 51, comma 2, lettera a), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. 130. Il versamento dell’onere per il riscatto di cui al comma 126 può essere effettuato ai regimi previdenziali di appartenenza in unica soluzione o in un massimo di centoventi rate mensili, ciascuna di importo non inferiore a 30 euro, senza applicazione di interessi per la rateizzazione. La rateizzazione dell’onere non può essere concessa nei casi in cui i contributi di riscatto debbano essere utilizzati per la immediata liquidazione della pensione diretta o indiretta o nel caso in cui gli stessi siano determinanti per l’accoglimento di una domanda di autorizzazione ai versamenti volontari; qualora ciò avvenga nel corso della dilazione già concessa, la somma ancora dovuta è versata in unica soluzione. Alla data del saldo dell’onere l’INPS provvede all’accredito della contribuzione e ai relativi effetti...

La particolare opportunità di riscatto ha carattere sperimentale per il biennio 2024 – 2025 e ripropone quasi integralmente quanto già introdotto dal D.L. 4/2019 (v. circolare Inps n. 106/2019 – Enapa n. 17/2019).

Nel rinviare a quanto riportato nella circolare Inps, si evidenziano qui di seguito le caratteristiche più rilevanti da tenere presente nella nostra attività di consulenza.

  1. CHI PUÒ CHIEDERE IL RISCATTO DEI PERIODI NON COPERTI

La facoltà di riscatto dei periodi non coperti da contribuzione può essere esercitata dagli iscritti con almeno un contributo obbligatorio, versato nella gestione in cui si fa domanda in epoca precedente alla data di presentazione della domanda medesima.

Le gestioni sono:

  • AGO – FPLD,
  • Forme Esclusive e Sostitutive,
  • Gestione speciale Lav. Autonomi,
  • Gestione Separata.

(Ne consegue che tale possibilità di riscatto non può trovare applicazione per gli iscritti del Fondo Clero, Giornalisti, iscritti alle Casse liberi professionisti e soggetti con posizioni assicurative in UE o Stati Esteri convenzionati).

  • I soggetti richiedenti devono:
  1. Essere privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995

Il richiedente non deve avere:

  • contribuzione obbligatoria – figurativa – da riscatto anteriore al 1° gennaio 1996. In questi casi ci può essere l’annullamento d’ufficio del periodo già eventualmente riscattato,
  • contribuzione anteriore al 1° gennaio 1996 acquisita presso Casse liberi professionisti o acquisita in Paesi UE o Paesi convenzionati.
  •  Non essere titolari di pensione diretta proveniente da qualsiasi gestione obbligatoria

Il richiedente non deve essere titolare di un trattamento pensionistico diretto, in qualsiasi Gestione pensionistica obbligatoria.

CHIARIMENTO – INPS In caso di domanda di riscatto avanzata da superstite occorre valutare i singoli casi A titolo esemplificativo, si chiarisce quanto segue: la titolarità di pensione diretta preclude all’interessato di chiedere il riscatto in esame sulla propria posizione assicurativa, ma non preclude allo stesso di chiedere il riscatto in qualità di superstite per incrementare la posizione del de cuius al fine di ottenere la liquidazione della pensione indiretta;la titolarità di pensione ai superstiti – sia essa indiretta o di reversibilità – preclude all’interessato di chiedere il riscatto sulla posizione del de cuius, ma non gli preclude di chiederla sulla propria posizione laddove non sia già titolare anche di pensione diretta;nel caso in cui l’istanza di riscatto sia presentata in qualità di superstite per incrementare la posizione assicurativa del de cuius e ottenere la liquidazione della pensione indiretta, le condizioni prescritte per l’accesso al riscatto in esame devono essere verificate in relazione alla situazione del de cuius.
  • PERIODO MASSIMO RISCATTABILE

Il periodo scoperto da contribuzione ammesso a questo tipo di riscatto deve:

  • Essere massimo di cinque anni, anche non continuativi,
  • Il limite max. dei 5 anni non tiene conto di quelli eventualmente chiesti con la precedente disciplina del D.L. 4/2019 come anche non valuta quelli eventualmente già effettuati in precedenza,
  • Il periodo oggetto del riscatto deve essere tra l’anno del primo e quello dell’ultimo contributo accreditato (obbligatorio, figurativo, da riscatto) nelle sole gestioni assicurative richiamate dalla disposizione in esame e il tutto deve essere compreso nell’intervallo temporale dal 1° gennaio 1996 al 31 dicembre 2023.
  • Qualora l’interessato, all’atto della presentazione della domanda, risulti titolare di posizione assicurativa in più regimi previdenziali, come sopra individuati, la facoltà di riscatto può essere esercitata in uno qualsiasi di essi, sempreché risultino soddisfatti gli ulteriori requisiti di legge.
CHIARIMENTO – INPS A titolo esemplificativo si illustra il seguente caso: soggetto con prima iscrizione nella Gestione separata per i parasubordinati per il periodo da 09/1998 al 31/12/2000 e con successiva iscrizione nel Fondo pensioni lavoratori dipendenti (FPLD) a partire dal 01/03/2012 fino alla data odierna in via continuativa. L’interessato potrà quindi riscattare, nel limite massimo di cinque anni, il periodo scoperto di contribuzione compreso tra 01/01/1998 e 31/08/1998 e 01/01/2001 e 29/02/2012 e potrà esercitare la facoltà di riscatto sia nella Gestione separata che nel FPLD.
  • Il periodo oggetto del riscatto non deve essere stato già coperto da qualsiasi tipo di contribuzione, compresi le Gestioni per i liberi professionisti e il regime previdenziale dell’Unione europea o i singoli regimi previdenziali dei vari Stati membri o dei Paesi convenzionati,
  • Eventuali periodi soggetti ad obbligo contributivo, anche se già prescritto, non sono riscattabili. In questi casi è prevista la regolarizzazione contributiva o la costituzione in rendita vitalizia,
  • i periodi oggetto di riscatto sono parificati a periodi di lavoro.
  • UTILITÀ DEL RISCATTO

Il particolare tipo di riscatto permette di acquisire anzianità contributiva utile ai fini del conseguimento del diritto a pensione, nonché per la misura della relativa pensione.

  • L’ONERE DEL RISCATTO e MODALITA’ VERSAMENTO DELL’ONERE

Il periodo oggetto del riscatto è valutato secondo il sistema contributivo.

La base di calcolo dell’onere è costituita dalla retribuzione assoggettata a contribuzione nei dodici mesi meno remoti rispetto alla data della domanda ed è rapportata al periodo oggetto di riscatto. Tale retribuzione è attribuita temporalmente e proporzionalmente ai periodi riscattati. 

ATTENZIONE – IMPORTANTE In base alla nuova normativa (comma 128. dell’art 1) questa volta l’onere del riscatto versato non è detraibile dall’imposta lorda nella misura del 50%. Mentre il contributo versato è fiscalmente deducibile dal reddito complessivo.

L’onere del riscatto può essere versato in unica soluzione o in un massimo di 120 rate mensili, ciascuna di importo non inferiore a 30 euro, senza applicazione di interessi per la rateizzazione.

Alla data del saldo dell’onere si provvede all’accredito del periodo riscattato.

In caso di interruzione del versamento dell’onere viene comunque riconosciuto l’accredito di un periodo contributivo di durata corrispondente all’importo versato.

 La rateizzazione dell’onere non può essere concessa nei casi in cui i contributi da riscatto debbano essere utilizzati per la immediata liquidazione di una pensione diretta o indiretta o nel caso in cui gli stessi siano determinanti per l’accoglimento di una domanda di autorizzazione ai versamenti volontari; qualora ciò avvenga nel corso della dilazione già concessa, la somma ancora dovuta deve essere versata in unica soluzione.

Nell’ambito della Gestione pubblica, nel caso in cui la facoltà di riscatto in argomento sia esercitata dal superstite, dal datore di lavoro o da parenti o affini entro il secondo grado, le modalità di versamento dell’onere, da effettuarsi con il modello F24, sono riportate nel relativo provvedimento.

In caso di domanda presentata da un soggetto diverso dal diretto interessato, resta esclusa la possibilità di richiedere la restituzione dell’onere regolarmente versato (salva l’ipotesi di annullamento per acquisizione di anzianità assicurativa anteriore al 1° gennaio 1996).

  • PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA

La presentazione della domanda di riscatto è limitata al biennio 2024–2025.

Pertanto, la domanda può essere presentata dal 1° gennaio 2024 (data di entrata in vigore della legge n. 213/2024) e fino al 31 dicembre 2025 (termine ultimo per l’esercizio della facoltà di riscatto).

La domanda deve essere presentata, esclusivamente in via telematica e il riscatto può essere richiesto dal:

  • diretto interessato,
  • suoi superstiti,
  • parenti – affini entro il 2° grado,
  • dal datore di lavoro nel caso dei lavoratori del settore privato (comma 129, art.1) a favore dei quali spettino i premi produzione.

   In questo caso l’onere è deducibile dal reddito di impresa o da lavoro autonomo.

CHIARIMENTO INPS Nei casi in cui la domanda sia presentata dal parente o affine o dal datore di lavoro, in fase di presentazione della stessa è necessario che sia acquisito il consenso del soggetto interessato. Senza tale consenso, la relativa domanda è irricevibile.