In discussione in questi giorni in Consiglio dei Ministri c’è anche uno dei temi e più attesi per gli effetti diretti sul taglio delle tasse.

Dal 1° gennaio e per il momento solo per un anno, in questo modo, le aliquote Irpef scenderanno da quattro a tre, con quella del 23% che arriverà a coprire anche l’attuale secondo scaglione di reddito tra 15.000,01 e 28mila euro. Un primo passo che nelle intenzioni del Governo dovrebbe portare a un vantaggio soprattutto per i redditi medio bassi.

L’impatto massimo della riduzione a tre delle aliquote per effetto del sistema progressivo dell’Irpef si avvertirà nella fascia di reddito tra 30mila e 50mila euro con un risparmio fiscale su base annua di 260 euro. Oltre i 50mila euro, invece, il vantaggio sarà annullato dal taglio delle detrazioni che comporterà una sforbiciata di 260 euro.

Tra le novità del testo definitivo del decreto, c’è l’esclusione dalla stretta sulle detrazioni per le erogazioni liberali in favore delle Onlus, delle iniziative umanitarie, religiose o laiche, e quelle per gli enti del Terzo settore. Resta invece da sciogliere il nodo sull’esclusione dalla stretta anche per le erogazioni liberali ai partiti politici.

Più in generale, invece, il decreto Irpef innalza per il prossimo annuo da 1.880 a 1.955 euro la detrazione per lavoro dipendente che allinea la no tax area a 8.500 euro come per i titolari di reddito di pensione. Ne consegue anche una rimodulazione del calcolo del trattamento integrativo per i redditi fino a 28mila euro (l’ex bonus Renzi) per evitare che l’innalzamento della no tax area potesse determinare la perdita del beneficio. Mentre sul versante delle imprese il decreto definitivo sancirà l’addio al bonus aumenti di capitale (Ace) a partire dal 2024 e il debutto (anche in questo caso solo per il prossimo anno) della maxideduzione per i neoassunti (120% o 130% in caso di lavoratori svantaggiati), per la quale viene confermato che non sarà considerato l’effetto di riduzione negli acconti.