La prossima settimana arriverà il decreto del Ministero delle Imprese e del made in Italy che consentirà di sbloccare la compensazione dei crediti d’imposta del piano Transizione 4.0.

L’articolo 6 del decreto-legge 39 del 29 marzo scorso ha introdotto una complessa serie di comunicazioni (su ammontare degli investimenti e presunta ripartizione negli anni del beneficio) come condizione di fruibilità dei crediti di imposta derivanti da investimenti 4.0, tutto ciò ha generato il caos tra le imprese.

 Sulla base di quella norma, l’agenzia delle Entrate ha emanato la risoluzione n. 19/E del 12 aprile 2024, con la quale ha sospeso l’utilizzo in compensazione mediante modello F24 dei crediti d’imposta per gli investimenti «Transizione 4.0».

Il decreto detterà tutti gli adempimenti e ci sarà una piattaforma online per la gestione delle comunicazioni e che dovrebbe servire anche per i nuovi crediti d’imposta 5.0

Il ministro Urso ha voluto sottolineare che tutto discende da una decisione del ministero dell’Economia, su sollecitazione della Ragioneria dello Stato, volta a monitorare il flusso di cassa dei crediti d’imposta al fine di evitare sforamenti incontrollati della spesa programmata come avvenuto con il superbonus del 110%. Il Ministro ha specificato che il problema attualmente, non riguarda le compensazioni dei crediti di imposta industria 4.0 per investimenti interconnessi nel 2023 o nel 2024, che erano stati effettuati nel 2022 e nel 2021.

L’agenzia delle Entrate, nella giornata del 16 aprile, ha risposto tramite FAQ che il blocco delle compensazioni non riguarda crediti che sono previsti dai commi 1056 e 1057 della legge 178/2020 (non richiamati dal Dl 39) che dunque possono continuare ad essere compensati senza alcuna preventiva comunicazione.

Per poterlo fare, occorre indicare nel modello F24, non già l’anno di interconnessione, ma quello in cui è «iniziato l’investimento, a prescindere dall’anno in cui questo si è concluso o dall’anno di interconnessione del bene strumentale». Per un investimento avviato nel 2022 e terminato nel 2023 si indicherà il 2022. Questa indicazione va però coordinata con la norma, tenendo conto che si resta nel comma 1057 (con compensazione libera) solamente se l’investimento “prenotato” nel 2022 (ordine e acconto del 20%) è stato completato entro il 30 novembre 2023. Diversamente (investimento iniziato nel 2022 ma completato dopo il 30 novembre 2023), si slitta nel comma 1057-bis e scatta la sospensione del credito compensabile.

L’urgenza di risolvere la questione dei benefici legati agli investimenti 4.0 si somma a quella di sbloccare i nuovi crediti d’imposta del piano Transizione 5.0.