Negli anni Cinquanta si assiste a un fenomeno negativo che, purtroppo, troviamo ancora tutt’oggi: la spoliazione della collina e della montagna. È un fenomeno quotidiano così come raccontato in un articolo del “Foglio Notizie”: “I movimenti negli orti sono tanti. Chi era in pianura va a cercare lavori impiegatizi in città, chi era in collina e in montagna la lascia. Passati li anni dei grandi guadagni con la verdura, i vecchi ortolani lasciano il posto ai nuovi aspiranti che scendono dalle vallate: questi prendono in affitto gli orti a canoni elevati, incuranti del periodo difficile, se non di crisi, per i prezzi degli ortaggi e per una sovrapproduzione, anzi speranzosi di resistere per tempi migliori. Da tutto questo movimento quelli che si trovano in imbarazzo sono i concedenti, tenuti a rilevare o anticipare il grosso delle singole stime, sia della stalla che delle scorte morte e dei seminati. I concedenti che si trovano a maggior disagio, ve ne sono diversi che avevano bestiame a metà, sono quelli che non hanno ancora trovato il mezzadro sostituto, e che dovranno condurre temporaneamente il podere con salariati o avventizi”.
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