Di seguito le principali norme per le aziende agricole.

Calcolo del reddito a forfait anche per le società agricole

Il decreto Irpef Ires attuativo della delega fiscale, che è stato all’esame preliminare del Consiglio dei ministri di martedì 30 aprile, prevede la possibilità di determinazione forfettaria del reddito per le attività eccedenti i limiti del reddito agrario anche per gli agricoltori diversi da quelli individuali e dalle società semplici.

Il legislatore ha delegato il Governo ad osservare quattro principi e criteri direttivi per questo ambito. Nello schema di decreto, secondo le bozze finora circolate, ne sono attuati due:

1) quello relativo alle vertical farm che saranno considerate attività agricole anche se svolte all’interno di immobili di categoria C e D diversi da quelli agricoli;

2) la cessione di crediti di carbonio sarà attività agricola principale produttiva di reddito agrario.

Tra le novità del decreto c’è anche la modifica del comma 4 dell’articolo 56-bis del Tuir che definisce le modalità di tassazione di alcune attività agricole.

Ai fini fiscali, gli imprenditori agricoli possono contare sul regime di tassazione catastale che permette di assoggettare a tassazione i redditi dei terreni e non, invece, il reddito effettivamente prodotto. Questo regime è quello «naturale» per le persone fisiche e le società semplici mentre è opzionale per Snc, Sas, Srl e cooperative qualificate come «società agricole» (sono tali se svolgono esclusivamente attività agricola e se nella ragione/denominazione sociale includono l’espressione «società agricola»). Il regime di determinazione catastale dei redditi si applica solo con riferimento alle attività disciplinate dall’articolo 32 del Tuir. Per le attività che eccedono questi limiti, il reddito prodotto è un reddito di impresa che viene determinato con modalità forfettarie oppure analitiche.

In particolare, l’articolo 56-bis prevede delle modalità di determinazione forfettaria del reddito relativamente alle seguenti attività:

  • attività dirette alla produzione di vegetali eccedenti il doppio della superficie agraria;
  • attività connesse di manipolazione, trasformazione, valorizzazione, conservazione e commercializzazione di prodotti ottenuti prevalentemente con riferimento a beni che non sono inclusi in un apposito decreto ministeriale (attualmente in vigore c’è il decreto 13 febbraio 2015);
  • fornitura di servizi mediante l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse normalmente utilizzate nell’attività agricola;
  • commercializzazione di prodotti della floricoltura acquistati da imprenditori florovivaistici nei limiti del 10% del volume d’affari.

Nella versione vigente, il comma 4 dell’articolo 56-bis in esame preclude l’applicazione di questi criteri forfettari ai soggetti Ires, alle Snc e alle Sas; pertanto, l’applicazione riguarda solo gli agricoltori individuali e le società semplici. Ma il decreto in bozza prevede la sostituzione del comma 4 con l’estensione dell’applicazione delle regole di determinazione forfettaria del reddito anche ai soggetti che esercitano l’opzione prevista dal comma 1093 della legge 296/2006.

Si tratta di una novità importante che, se sarà confermata, permetterà a questi soggetti di avere una alternativa alla modalità analitica di determinazione del reddito.

Reddito agrario dalla cessione dei crediti di carbonio

Lo schema di decreto delegato su Irpef e Ires introduce la determinazione dell’imponibile applicando all’ammontare dei corrispettivi derivanti da questa attività un coefficiente del 25%

La cessione di crediti di carbonio è una attività agricola principale, produttiva di reddito agrario nei limiti dei corrispettivi delle cessioni di beni derivanti dallo svolgimento delle attività agricole. Lo schema di decreto legislativo attuativo della riforma fiscale (approvato in esame preliminare dal Consiglio dei ministri del 30 aprile 2024) apporta alcune modifiche al testo unico delle imposte sui redditi nelle norme relative ai redditi agrari.

L’articolo 5 della legge 111/2023, con la lettera b) del comma 1 ha fissato i criteri direttivi per la riforma dei redditi agrari. Tra questi, il punto 2 ha ad oggetto la riconducibilità dei redditi relativi ai beni, anche immateriali, derivanti dalle attività di coltivazione e allevamento che concorrono alla tutela dell’ambiente e alla lotta ai cambiamenti climatici, entro limiti predeterminati, ai redditi ottenuti dalle attività agricole in base all’articolo 2135, primo comma, del Codice civile con eventuale assoggettamento a imposizione semplificata.

Come anche chiarito dalla relazione illustrativa che accompagna la legge delega, la previsione riguarda i redditi derivanti dalla cessione di carbonio ottenuti mediante la cattura di CO2.

I crediti di carbonio sono stati introdotti per la prima volta nel Protocollo di Kyoto del 1997 e successivamente confermati nell’Accordo di Parigi del 2015. Sono uno strumento che ha lo scopo di contrastare il cambiamento climatico, acquistabili dalle aziende per compensare le emissioni di anidride carbonica.

La bozza di decreto approvata attua il principio contenuto nella legge delega mediante l’inserimento, nel comma 2 dell’articolo 32 del Tuir, della lettera b-ter) la quale dispone che le attività dirette alla produzione di beni (sia materiali, sia immateriali) mediante lo svolgimento delle attività di coltivazione, allevamento e silvicoltura a condizione che concorrano alla tutela dell’ambiente, sono considerate produttive di reddito agrario mei limiti dei corrispettivi delle cessioni di beni derivanti dalle attività in base all’articolo 2135 del Codice civile.

Il decreto, inoltre, prevede la modifica dell’articolo 56-bis del Tuir; nella norma è inserito il comma 3-ter) il quale dispone che il reddito derivante dalla cessione di crediti di carbonio oltre i limiti individuati dalla nuova lettera b-ter) dell’articolo 32 è determinato applicando all’ammontare dei corrispettivi derivanti da questa attività un coefficiente del 25 per cento. Di fatto, si tratta dello stesso criterio utilizzato già per altre attività agricole (produzione di energia, fornitura di servizi, agriturismo).

Infine, tra le novità del decreto è anche prevista la modifica del comma 4 dell’articolo 56-bis del Tuir il quale, ad oggi, preclude l’applicazione di alcuni meccanismi di determinazione forfettaria del reddito per i soggetti diversi dalle società semplici e dagli imprenditori individuali. La modifica prevede l’estensione dell’applicazione delle regole di determinazione forfettaria del reddito anche ai soggetti che esercitano l’opzione di cui al comma 1093 della legge 296/2006. Pertanto, anche con riferimento alle cessioni di crediti di carbonio, superata la soglia che permette di dichiarare esclusivamente i redditi fondiari, le società che optano per la tassazione catastale possono accedere all’applicazione del coefficiente del 25 per cento.