I coniugi con residenze separate sono esenti da IMU a condizione che possano provare che la dimora abituale sia nelle relative abitazioni.

In prima battuta l’esonero dall’imposta era condizionato dal fatto che entrambi i coniugi risiedevano e avevano dimora abituale nella stessa abitazione. L’esenzione era prevista per le residenze all’interno dello stesso comune e in questo caso l’agevolazione veniva applicata a una sola delle unità immobiliari a scelta del contribuente.

A oggi, l’esenzione tributaria vuole anche evitare discrimine fra famiglie tradizionali e coppie di fatto, in conclusione pertanto è stata previsto che l’agevolazione IMU sull’abitazione principale spetti alla sola condizione che i presupposti di legge di dimora abituale siano validi nei confronti del proprietario dell’abitazione, senza che abbia alcuna rilevanza la condizione dei componenti del nucleo familiare e che le abitazioni siano ubicate nello stesso comune o in comuni diversi.

Non bisogna generalizzare includendo nell’esenzione le cosiddette case vacanze o seconde case in quanto la Consulta si riserva il diritto di verificare che le condizioni richieste, come che l’immobile sia dimora abituale, anche attraverso controlli dei consumi dei servizi di rete (luce, acqua, gas), dove questi dimostrino l’effettivo utilizzo dell’abitazione. E ‘opportuno, pertanto, che i coniugi, conservino copia delle bollette pagate nonché di qualsiasi documentazione idonea a dimostrare il suddetto requisito.

Con riferimento al saldo dell’imposta occorre verificare che la condizione sia verificata per tutto l’anno, essendo l’IMU un tributo che monitorizza la situazione contributiva per ciascun mese di possesso. Si ricorda che se la condizione si protrae oltre al 15 del mese varrà per l’intero mese di possesso, ne consegue che nel caso specifico una unità abitativa posseduta per l’intero anno, ma adibita ad abitazione principale da uno dei coniugi a partire dal 20 settembre scorso si considererà esente per tre mesi.

Per l’obbligo dichiarativo vanno comunicati solo i dati non conoscibili dai comuni, anche il ministero nelle istruzioni fa notare come l’abitazione non deve, in linea di principio essere dichiarata, poiché il comune riesce a reperire le informazioni principali dai registri anagrafici.